Attivitą del VAST
Prospettive dell'energia nucleare in Italia

Data:   20/10/2005
Luogo: Sala del Mappamondo, Palazzo Montecitorio




Ringrazio il Presidente Tabacci per averti consentito di svolgere un breve intervento. Mi limiterò a fare alcuni commenti relativi alla situazione del settore nel nostro Paese.
Come è stato già evidenziato, qualunque fonte di energia non va né idolatrata né demonizzata. Dobbiamo essere aperti a tutto, tenendo conto dei lunghi tempi di ritorno di ricerca e investimenti nel settore.
Vorrei tuttavia sottolineare un dato un po' sottaciuto, vale a dire il costo delle esternalità.
Nella valutazione di costi del KW la Finlandia ha posto una penalizzazione di 16 euro al megawattora per il carbone e di circa 8 euro per il ciclo combinato.
Nel 2004 in Italia il 50 per cento dell'energia elettrica è prodotta con il gas e il 45 per cento, in parti uguali, da impianti idroelettrici, a carbone e a petrolio. Si consideri che oggi il costo del gas è di 270 euro per mille metri cubi e che per il ciclo combinato, con il 57 per cento di efficienza, un investitore (che, come ben sa Fulvio Conti, deve avere un ritorno dell'investimento) non può vendere il kilowattora a meno di circa 70 euro al megawattora.
Per i costi del nucleare, da quanto è emerso nei lavori del gruppo del WEC, esiste una diversità enorme tra la valutazione: mille dollari al KW in Cina e duemila euro al KW per l'Enel.
Al di là di questa differenza, se si parte dallo stesso valore di 2 mila euro al KW installato, in Francia e Finlandia, si assume uno stesso valore di utilizzazione all'anno (8 mila) e si considerano 40 anni di durata dell'investimento, un ragionamento analogo a quello condotto dall'EDF prima di quotarsi in borsa o dai finlandesi, con un discount rate del 5 per cento all'anno, vi può essere un onere di capitale sul costo del KW (su un valore di 2 mila euro) pari a 14 euro al megawattora. Ebbene, nessun investitore italiano quotato in borsa, se non vuole uscirne, può fare un investimento con un internal rate of return inferiore al 10 per cento (in alcuni casi anche del 13 per cento).
Tenendo conto di questo dato i 14 euro citati diventano un minimo di 42. Ciò significa che tra i costi dobbiamo quindi tenere conto della realtà industriale nella quale ci si trova.
Per quanto riguarda i tempi per l'eventuale entrata in produzione di una nuova centrale nucleare, vorrei ricordare che in Finlandia se è vero che per la mera costruzione dell'impianto occorrono 5 anni, si devono tuttavia considerare altri tempi per la definizione complessiva della procedura. Ricordo che il Governo finlandese ha definito fin dal 1997 l'Energy strategy report; nel 1998 ha dato alla TVO l'incarico di avviare studi di fattibilità per le tipologie dei reattori da installare; dopo una serie di analisi nel 2002 l'opzione tecnica proposta dalla TVO è stata approvata dal Parlamento finlandese (con 107 voti contro 92). La gara per la costruzione della nuova centrale è stata aperta nel 2002 e le offerte sono state chiuse nel marzo 2003; l'ordine definitivo è intervenuto nel dicembre dello stesso anno. La centrale entrerà pertanto in servizio nel 2009, dopo i 5 anni necessari per la costruzione.
Il riscontro di tale esperienza estera prova che si decidesse oggi in Italia di tornare al nucleare, non dobbiamo prendere in giro l'opinione pubblica e noi stessi pensando che la prima centrale nucleare possa entrare in servizio prima di 12 anni.
Si pone poi l'enorme problema di convincere l'opinione pubblica.
Posto che in Italia non si riesce neppure a fare una linea di media tensione, lo sforzo maggiore, come sottolineato dal professor Vacca è quello di intervenire sull'opinione pubblica.
Resto a disposizione per fornire tutti i dati relativi ai cambiamenti in corso, ma occorre rendersi conto che non sarà possibile fare nulla senza risolvere il nodo di fondo, ovvero capire come possa inserirsi una politica energetica in un libero mercato.