Attivitą del VAST
Prospettive dell'energia nucleare in Italia

Data:   20/10/2005
Luogo: Sala del Mappamondo, Palazzo Montecitorio




Sono lieto di partecipare a questo incontro sulle prospettive dell'energia nucleare in Italia anche perché la scorsa settimana ho avuto occasione di intervenire a proposito delle prospettive delle energie rinnovabili.
Ho cercato di impostare un ragionamento complessivo che illustri le opzioni che abbiamo di fronte. Sono partito dall'esame di dati e grafici che tutti conoscete, che pongono in evidenza le proiezioni fino al 2030 dell'International energy agency.
Secondo tali previsioni, in Europa permane la tendenza all'aumento della domanda di petrolip, di gas, di carbone, mentre la domanda di energia nucleare rimane sostanzialmente stabile.
Anche da un'analisi dei consumi di energia in relazione agli usi finali, la crescita avviene come è noto in tutti i settori, ma spesso sfugge all'osservazione il fatto che in prospettiva crescono in modo significativamente maggiore i consumi nei trasporti piuttosto che nell'industria e nel settore civile.
Dal momento che l'energia per i trasporti, che nel futuro continuerà il trend di forte domanda e consumo che l'ha caratterizzato finora, proviene sostanzialmente dal petrolio o dal gas, la funzione non modificabile e non sostituibile di tale fonte rappresenta un vincolo da tenere presente. L'intervento infatti potrà riguardare in via principale le altre tipologie di consumo.
Data questa tendenza, c'è da interrogarsi sulle ragioni delle proiezioni relative alla domanda e all'utilizzo di energia nucleare.
Se invece di occuparci di inseguire le iniziative degli altri Paesi ci poniamo dal punto di vista dell'osservazione delle proiezioni che ho citato, il problema appare un po' diverso da quello delineato dal professor Pistella. A mio avviso il nostro intervento deve senza dubbio consentire di fare passi avanti e ciò richiede una considerazione del nucleare, prestando però la massima attenzione ai cambiamenti in atto nel settore.
Sotto il profilo generale dei costi emerge l'evidenza che tutti conosciamo, ma se analizziamo più dettagliatamente i dati e consideriamo l'attuale costo del KW del nucleare ci accorgiamo per esempio che se negli Stati Uniti quest'ultimo costa più del carbone e meno del gas, esistono tuttavia variazioni consistenti da un Paese all'altro, in relazione alle tecnologie adottate nonché alle condizioni di regolamentazione del mercato e dei costi accessori.
In prospettiva, nel 2020 la situazione sarà mutata, ma il nucleare rimarrà in linea generale un po' più costoso del carbone e del gas, ferma restando una differenza in termini di massimo e minimo, legata anche al costo dell'impianto, ma non solo, visto che la proiezione considera impianti "fourthy year life time" e dunque dopo un periodo che in grado di registrare un considerevole ammortamento dei costi.
Quanto alle tendenze in atto per gli impianti nucleari nel mondo, questa è la situazione: gli impianti nucleari di potenza attualmente in esercizio nel mondo PWR o BWR sono in totale 439; sono in costruzione 25 reattori; 73 sono i reattori proposti. Come si posiziona in questo quadro l'attività dell'industria italiana all'estero? L'industria italiana partecipa alle gare internazionali e ad accordi europei. Ricordo in proposito la partecipazione di Ansaldo Energia al completamento e messa in esercizio delle unità della centrale di Cernavoda (Romania) e la fornitura di grandi componenti ed attività di service da parte di Ansaldo Camozzi.
La partecipazione di ENEL e dell'industria italiana alle gare internazionali per commesse nucleari pone il problema dell'investimento in competenze e ricerca necessarie ad accompagnare lo sforzo competitivo della nostra industria all'estero. È questo un punto di grande rilievo. Dobbiamo, anche come Enea, impegnarci affinché tale sforzo sia tale da risultare efficace e trasferibile.
Se guardiamo alla storia ci accorgiamo della grande tradizione del nostro paese nel settore nucleare.
La scelta effettuata negli anni 60-70 relativa alla compresenza in Italia di varie filiere nucleari non si è rivelata vincente e non ha certo giovato alla causa del nucleare. Un risultato certamente positivo della mancata scelta del tipo di reattore, al di là della sospensione a seguito delle scelte politiche legate al referendum del 1987, è consistito nella quantità e qualità delle competenze sviluppate nel sistema; competenze che sono state travasate successivamente verso l'industria ma che permangono in Università ed enti di ricerca.
Le opzioni che abbiamo di fronte guardando al futuro sono certamente, nell'immediato, la valorizzazione di competenze scientifiche e tecnologiche sinergiche con il sistema industriale attivo nel settore nucleare.
Occorre, inoltre, un arricchimento delle competenze esistenti per rispondere alle esigenze di innovazione e competitività nei più importanti campi di intervento, vale a dire la generazione di energia, le problematiche di sicurezza, la chiusura del ciclo, compreso il decommissioning. Quest'ultimo rappresenta un'attività d'importanza crescente a livello internazionale, e un'opportunità per la nostra industria. Valorizzare ed accrescere le relative competenze all'interno e fuori dalle istituzioni di ricerca è un'opzione necessaria.
Quanto alle opzioni in materia di impianti nucleari ci accorgiamo che le opzioni per il futuro sono legate ai fattori introdotti dal reattore di Generation IV e devono garantire che siano soddisfatti i criteri di sostenibilità, di sicurezza, di economicità, di rischio minimo di proliferazione oltre che di reliability.
Impianti nucleari che soddisfino oggi questi criteri, non sono disponibili.
Anche guardando al mero costo del KW, il nucleare, sia pure con le differenze legate a tecnologia e paese, non rappresenta una opzione attuale.
Non ritengo si tratti di una questione né di valutazione degli ammortamenti né di orizzonte temporale: i dati disponibili generano infatti l'impressione che anche considerando una tecnologia che si avvicinasse il più possibile ai criteri di "Generation IV", ammesso che fosse assunta una scelta politica in questa direzione, si dovrebbe tenere conto di un'esternalità molto costosa (circa mille miliardi), quasi mai presa in considerazione, ma che invece dovrebbe esserlo, relativa ai costi considerevoli dell'investimento in regolamentazione e sicurezza che andrebbe ad aggiungersi ai costi di impianto.
In un orizzonte temporale di medio periodo, considerati i vincoli posti da "Generation IV", l'opzione da praticare è dunque quella di puntare ad una differenziazione delle fonti, dedicando attenzione all'investimento sull'innovazione e sul settore delle rinnovabili.
Le rinnovabili rappresentano una quota modesta del totale, ma ricordando il vincolo dell'uso del petrolio per il settore dei trasporti che ho sottolineato all'inizio del mio intervento, dal momento che la quota residua (il 40 per cento circa del totale) può senza dubbio essere soddisfatta da una differenziazione delle fonti, la loro dinamica sarà molto influenzata dal prezzo dei fossili e dal cambiamento tecnologico. Credo che nessuno attualmente sia in grado di ipotizzare quale sarà il prezzo del petrolio da qui a 10-20 anni, mentre è fuori discussione la tendenza ad un maggiore impiego di gas e carbone.
All'interno di questo quadro, piuttosto che ragionare di questioni di principio, ci troviamo di fronte a prezzi di petrolio, gas e carbone che tendono a muoversi nella stessa direzione.
Il trend di aumento dei prezzi, qualunque sia la proiezione, mostra differenze costanti tra i prezzi di ciascun prodotto e una stessa inclinazione della curva.
Se ciò si verificherà davvero, il forte aumento del prezzo del petrolio sarebbe seguito da quello del gas e del carbone: non muterebbe quindi la convenienza relativa.
Se è vero che il petrolio è largamente impiegato per la trazione, è anche vero che nel medio-lungo periodo il nucleare rappresenta un'opzione.
Non possiamo però non considerare che questa debba realizzarsi nell'ambito di una tecnologia che riprenda i vincoli di "Generation IV", capace di determinare scelte che non ci pongano nella condizione di inseguire situazioni che oggi, al di là della scelta politica che presuppongono, richiedono costi non competitivi rispetto alle altre fonti, seppure dovessero crescere in modo sistematico e rilevante.
Un aumento generalizzato e rapido dei costi, certamente, porrebbe un problema di rilievo, ma che è stato affrontato sul piano del risparmio energetico, ottenuto attraverso la riduzione dei processi di produzione energy intensive, spostati verso altri paesi. Questo va ricordato per tenere presente che l'economia reagisce ai costi e infatti l'aumento del costo dell'energia ha prodotto scelte da parte delle imprese in materia di convenienza (basti pensare ad acciaio e alluminio, energy intensive per definizione).
Sono pertanto convinto che occorra un impegno fin d'ora nel settore del "Generation IV", della ricerca e dello sviluppo, in grado di garantire tecnologia nuova, condizioni diverse e probabilmente anche condizioni di convenienza. Occorre accompagnare l'industria nucleare nel suo sforzo competitivo all'estero e investire in conoscenza e competenze, affinché ciò garantisca un vantaggio complessivo per il nostro sistema industriale.
L'ENEA si impegna in questa direzione ed ha aderito al programma di ricerca europeo per il nucleare, nel lungo periodo, ITER che è imponente ed impegnativo, al quale ha aderito anche il CNR.
Si tratta di un processo lungo, difficile ed impegnativo ma senza dubbio rilevante.