Attivitą del VAST
Modelli statistici per la rilevazione dell'economia sommersa

Data:   22/09/2005
Luogo: Sala del Mappamondo, Palazzo Montecitorio




Bruno Tabacci, Presidente.



Il vero problema che abbiamo di fronte è proprio quello che attiene alla distanza tra la fotografia fiscale del paese e quella che emerge da dichiarazioni e la realtà economica locale e settoriale così come emerge dalla dichiarazione dell'Istat. È un problema reale perché non si tratta solo di una percezione: la situazione, infatti, è così differente da lasciare l'opinione pubblica fortemente scossa.



Luigi Paganetto



Vorrei innanzitutto riprendere le condivisibili osservazioni del professor Fantozzi, per sottolineare che se appare essenziale l'aggiunta degli aspetti di valutazione quantitativa alla manutenzione degli studi di settore, è anche vero che una parte significativa di quanto viene considerato sommerso non è rilevabile in relazione agli andamenti degli indici degli studi di settore. Quanto fa nascere preoccupazioni, come rilevava lo stesso Presidente, è proprio quella parte di sommerso che non rientra nelle valutazioni.
Ho molto apprezzato l'organizzazione dell'incontro odierno, che ritengo interessante non solo come studioso di economia, ma anche perché, come forse alcuni ricorderanno, l'Università di Tor Vergata organizzò un paio di anni fa una importante iniziativa sui metodi di misurazione dell'economia sommersa alla quale presero parte i rappresentanti di tutte le maggiori autorità nazionali e internazionali sulla materia.
Convengo con il professor Giovannini circa l'importanza di non avventurarsi in valutazioni relative alla percezione del fenomeno, considerando invece i dati forniti dagli studi allineati ai criteri internazionali.
Ritengo altresì molto corretto porre in evidenza come tra percezione e realtà vi siano differenze che nascono dall'universo osservabile degli individui.
Uno studio Istat mostra differenze rilevanti nei diversi settori presi in considerazione: se emerge con grande rilievo il sommerso nell'agricoltura, nei servizi privati e nel commercio, va anche evidenziato lo spostamento in corso dal "sommerso di impresa" al "sommerso di occupazione" che emerge dai dati del Censis.
Molto si è detto rispetto al fenomeno, sempre tuttavia facendo riferimento ai dati aggregati.
Nel momento in cui si compiono valutazioni di tipo fiscale o regolamentare si tende infatti a ragionare con dati aggregati, che tuttavia mettono in evidenza ben poco, dal momento che diversi sono i fenomeni che vanno regolamentati o inseguiti fiscalmente.
E ben diverso è quanto sta avvenendo nell'economia italiana a seconda dei settori.
Se teniamo conto del cambiamento che si sta verificando nel modello complessivo di produzione di beni e servizi, passato negli anni da un modello fordista degli anni ottanta ad un modello che vede rapporti di interdipendenza settoriale molto diversi, quello che occorre prendere in considerazione, per poi pensare alle politiche da porre in essere, è il tipo di relazione e di dinamica che si viene a stabilire tra i settori.
Nell'indagine del Censis emergono alcune circostanze significative: per esempio la complicità tra lavoratori e datori di lavoro o la fiscalizzazione del costo del lavoro sono dati che assumono rilevo diverso a seconda dei settori che si prendono in considerazione.
Non concordo con il dato illustrato dai professori Zanardi e Artoni in merito alla valutazione della pressione fiscale, perché se è ovvio che questa vada modificandosi in relazione al diverso peso dell'economia sommersa, è anche vero che non sappiamo se, modificando la pressione si producano o meno effetti differenziali sull'emersione.
Mi chiedo dunque se parte del problema non attenga anche ai comportamenti e al modo di essere del sistema dell'economia piuttosto che alle semplici grandezze macro. La mia impressione è che, pur crescendo il terziario ai ritmi indicati nello studio dell'Istat, all'interno di esso non si registri un comportamento univoco: esistono infatti un terziario a basso valore aggiunto ed uno ad elevata produttività.
Considerando questo aspetto emerge che anche nel settore a più elevata produttività si registra una elevata presenza di sommerso, ben diverso da quello che si verifica nel settore a bassa produttività. Data la forte crescita nel terziario e dato un sistema economico che sempre più si caratterizza con un'integrazione tra attività produttive che finiscono con interagire in maniera diversa, questo dato assume un significato concreto rispetto alla lotta al sommerso.
Ricordo che in occasione della citata iniziativa di Confindustria contro il sommerso sembrava quasi che si sarebbero ottenuti risultati aggredendo il fenomeno dal punto di vista delle agevolazioni fiscali.
Sono chiare e note le obiezioni che si muovono a questo tipo di intervento e sono convinto che tali obiezioni siano fondate proprio perché non è facile assicurare credibilità complessiva all'azione della politica economica attraverso un'azione fiscale mirata a realizzare vantaggi, senza considerare che i costi-benefici dell'operazione sono tutti da verificare.
Quando infatti si prevedono agevolazioni fiscali e si realizzano livelli modesti di emersione c'è da chiedersi se sia stata posta in essere o meno un'azione concreta.
L'alternativa è quella di un aumento dei controlli.
Ma anche in questo caso siamo di fronte ad un sistema che registra l'ottantacinque per cento circa di piccole imprese, che richiederebbero per i controlli un utilizzo di risorse sproporzionato rispetto al risultato.
Se così è, mi chiedo se non valga la pena di considerare un altro aspetto della questione, per un verso collegato all'idea espressa dal professor Fantozzi a proposito degli studi di settore, da integrare anche sotto il profilo dei contenuti della rilevazione.
Dal momento che non credo che il sistema dei controlli riesca improvvisamente a modificare la situazione o a ridurre l'evasione, occorrerebbe forse una politica di regolamentazione del sistema d'impresa che consenta interventi efficaci sul piano dell'emersione intervenendo a modificare il tipo di relazione che si stabilisce usualmente nel sistema delle piccole e medie imprese che lavorano su commesse e per conto terzi in condizioni nelle quali il sommerso diventa conveniente.
Senza nulla togliere alla possibilità di prevedere un mix differente di imposte al consumo e alla produzione o sulle persone, noto tuttavia con una certa preoccupazione che non si parla mai del raccordo tra politiche industriali, di intervento sulla regolamentazione, che dovrebbero cambiare il sistema di relazione tra le imprese. Fino a quando sarà conveniente realizzare lavori su commessa legati ad una forte stagionalità o occasionalità, anche in settori di filiera particolarmente sofisticati si finirà con il privilegiare il sommerso.
Anche in un sistema a tecnologia avanzata, supponiamo quello aeronautico-spaziale, se si dà luogo, sulla base delle politiche e delle incentivazioni poste in essere, ad un lavoro che coinvolge solo piccole imprese su commessa, sulla base di un singolo prodotto definito dalle grandi imprese che detengono la filiera produttiva, si contribuisce di fatto ad incentivare una attività una tantum che rende probabile la convenienza ad esercitare un'attività non regolare.
Si tratta di una questione che concerne sia l'aggregazione delle imprese, sia i distretti nei loro rapporti di subfornitura con il resto del sistema. Quelli della subfornitura e dei meccanismi di intersezione tra piccola, media e grande impresa, sono temi di grande rilievo non solo per la crescita, ma anche per una possibile azione nei confronti del sommerso.



Bruno Tabacci, Presidente.



È così conclusa la serie di interventi previsti. Nel precisare che non intendo svolgere conclusioni in questa sede perché non ritengo di poter sostituire in questo compito il viceministro Baldassarri che non ha potuto partecipare all'iniziativa odierna, nessun altro chiedendo di parlare ringrazio gli intervenuti e dichiaro concluso l'incontro.