Attivitą del VAST
Modelli statistici per la rilevazione dell'economia sommersa

Data:   22/09/2005
Luogo: Sala del Mappamondo, Palazzo Montecitorio




Desidero innanzitutto ringraziare i promotori di questo seminario.
Il mio intervento si accentrerà su questioni, quali le varie configurazioni dell'economia sommersa, in parte già affrontate dal presidente Tabacci, per poi soffermarsi sui metodi di stima del sommerso diretti e indiretti, sull'attività degli istituti nazionali di statistica e sui loro obiettivi, nonché sulle definizioni e i metodi seguiti dall'Istat, richiamando infine i principali risultati del nostro lavoro con riferimento ai nuovi dati per il 2003.
Il fenomeno del sommerso è complesso.
Vi rientrano attività economiche che eludono gli obblighi di natura fiscale e contributiva (economia irregolare e non osservata), attività economiche illegali o attività interessate sui versanti sia dell'impresa, sia del lavoratore.
Esistono poi nuove figure di sommerso, come il Censis ha ben evidenziato nei suoi rapporti.
Non esistendo una sola configurazione del sommerso, per studiare a fondo la questione occorre dunque tenere conto delle diverse forme che differiscono nelle caratteristiche a seconda dei settori delle attività economiche e delle aree.
Sotto il profilo dell'analisi occorre inoltre individuare - ma è questo un compito dei ricercatori e delle scienze economiche e sociali - i fattori che influenzano il sommerso e le ricadute di quest'ultimo sullo sviluppo economico e sul sistema economico e sociale.
Per tutte queste ragioni sussistono concrete difficoltà ad effettuare stime adeguate del sommerso.
I metodi di rilevazione possono essere diretti e indiretti.
I primi si basano sulle raccolte di dati presso le singole unità, le imprese, i lavoratori, i lavoratori immigrati.
Si fanno dunque indagini presso le famiglie, chiarendo quali siano le modalità di approvvigionamento e l'uso del tempo delle persone che le compongono, per verificare se nel loro agire quotidiano si contemplino contatti con le attività del sommerso.
Alcuni istituti di ricerca hanno tentato di porre domande dirette alle famiglie circa la loro partecipazione all'economia sommersa: in alcuni casi, con indagini mirate, si è riuscito ad ottenere alcuni dati. Le indagini possono essere fatte poi sulle imprese, per lo più poco strutturate, con un modesto livello di organizzazione, per capire la sussistenza di elementi che possano porre in evidenza la loro esclusione dall'attività economica ordinaria.
Vi sono infine le indagini fiscali, svolte da parte della Guardia di Finanza o di altre istituzioni, normalmente eseguite su campioni riferiti alle singole dichiarazioni dei redditi, per capire eventuali incongruenze tra i bilanci delle imprese e eventuali forme di sommerso.
I metodi diretti rendono possibile evidenziare le caratteristiche del sommerso con riferimento sia ai settori dei attività economica sia al livello territoriale e possono essere utilizzati in maggiore o minore dettaglio in relazione ai fondi disponibili per le rilevazioni.
Alcuni metodi indiretti sono invece basati sulle fonti statistiche già esistenti.
In sostanza, si esaminano le discrepanze esistenti tra aggregati che dovrebbero essere tra loro coerenti.
L'assenza di coerenza può infatti evidenziare l'attività sommersa, come nel caso di rapporti incoerenti tra tasso di attività ufficiale e tasso di attività stimato o nella costante rilevazione di spese superiori al reddito di impresa.
Altri metodi indiretti sono basati su modelli statistico-econometrici, in genere a livello macroeconomico. Gli economisti valutano infatti che esista una relazione diretta tra economia sommersa ed uno o più indicatori.
Non vi è dubbio che a volte tale relazione esista e sia anche rilevante, ma a volte la stima avviene in modo semplicistico (per esempio prendendo come indicatore il consumo di energia elettrica), con tutti gli inconvenienti che ciò può determinare.
Vi sono poi gli approcci monetari, che hanno a volte prodotto dati eclatanti, con grande eco nella società e nei media: l'economia sommersa, infatti, si muove in genere sul denaro contante e se questo aumenta dovrebbe aumentare anche la circolazione monetaria. È indubbio che questi modelli econometrici sono suscettibili di critica, anche perché producono spesso risultati eclatanti che, se confrontati con quelli degli istituti nazionali di statistica , possono dare luogo a situazioni incongruenti.
Per comprendere meglio questo punto occorre precisare che i metodi degli istituti nazionali di statistica devono necessariamente fare riferimento agli schemi di contabilità nazionale e alle definizioni contenute nei manuali, SEC e quant'altro.
Inoltre un istituto nazionale di statistica non può fornire cifre generali ma indicazioni e stime dettagliate per settore e territorio, per rendere il dato utilizzabile da politici, analisti, economisti e studiosi in genere.
Per questo, normalmente, gli istituti fanno riferimento ad una pluralità di metodi: analisi degli indicatori sul mercato del lavoro, analisi di sensitività al sommerso su particolari settori di attività economica, indagini fiscali, approccio della spesa. In Inghilterra, Francia, Olanda, Stati Uniti, Austria e Italia si utilizza un mix di tali metodi.
Tutti gli organismi internazionali - come spiegherà meglio il collega Giovannini - Ocse, Fondo monetario internazionale, Eurostat, ecc. - sono concordi nel ritenere semplicistiche le assunzioni alla base degli approcci statistico-econometrici.
Se, infatti, da un punto di vista scientifico possono apparire interessanti - e certamente lo sono - sotto il profilo dei risultati presuppongono assunzioni di base molto forti e non è sempre facile accettarle. Per questo gli organismi internazionali utilizzano per lo più le stime prodotte dagli istituti nazionali di statistica.
Anche perché, nelle ricerche statistico-econometriche, le attività incluse nella stima non sono definite in modo specifico, ma si tengono insieme tutte le tipologie di sommerso, comprendendo una serie di attività che magari non servono a valutare gli aggregati della contabilità nazionale, non consentendo di distinguere tra i vari tipi di economia sommersa. Si consideri inoltre che basta cambiare l'ipotesi, vale a dire quelle forti assunzioni di base, per passare ad una diversa stima del sommerso, scendendo magari dal 30 al 10 per cento.
I modelli econometrici consentono di pervenire a risultati relativi all'economia nel suo complesso, mentre gli istituti nazionali di statistica devono produrre dati molto dettagliati, che altrimenti non possono essere integrati con quelli relativi alla costruzione dei conti nazionali. Per questi motivi è importante discutere quanto operato dall'Istituto nazionale di statistica e dagli altri enti di ricerca che si basano su di essi per l'analisi e la spiegazione del sommerso.
L'Istat si preoccupa della stima del PIL e dell'occupazione attribuiti alla parte di economia non direttamente osservata, costituita dal sommerso economico. Si fa riferimento alle attività non registrate nelle indagini statistiche, non essendo osservabili in modo diretto: la stima cerca di integrare tali informazioni, che altrimenti non si avrebbero.
La stima, per il momento, esclude l'economia illegale. A livello di Eurostat e di Ocse si discute se includere o meno l'economia illegale nella contabilità nazionale: qualche paese lo fa, ma ciò comporta che il dato non sia comparabile con quello di altri paesi.
Per evitare equivoci va detto che la stima dell'economia sommersa fatta dall'Istat è inclusa nelle stime del PIL.
Il metodo dell'Istat è misto: sfrutta cioè gli approcci sia micro sia macroeconomici e tecniche di confronto tra differenti fonti di dati.
In realtà si tratta di un mix di tre differenti strumenti.
Innanzitutto, la correzione della sottodichiarazione del fatturato, con indagine sui conti delle singole imprese nel dettaglio, con riferimento alla branca, alla regione, alla forma giuridica, alla classe di ampiezza e alla classe di età dell'impresa; si tratta di un lavoro minuzioso che motiva il fatto che oggi siano disponibili i dati relativi al 2003.
In secondo luogo, la stima del lavoro non regolare, per ovviare alla totale dissimulazione dell'attività produttiva; si effettua un confronto tra le rilevazioni sulle famiglie, quelle sulle imprese e gli archivi statistici, mentre facciamo stime ad hoc per gli occupati stranieri non regolari (doppio lavoro in nero).
Infine, la conciliazione tra le stime indipendenti di offerta e di domanda di beni e servizi, che a volte non corrispondono per una sovradichiarazione dei costi.
A quest'ultimo proposito va precisiato che, dal momento che non sappiamo se sia valido il dato della domanda o quello dell'offerta, l'Istat fornisce normalmente una stima dell'economia sommersa in un intervallo minimo e massimo, a seconda che sia o meno compreso l'effetto del bilanciamento.

Nel 2003 la quota del PIL imputabile all'area del sommerso che abbiamo stimato varia tra un minimo del 14,8 (che esclude l'effetto del bilanciamento) e un massimo del 16,7 per cento.
Esaminando i singoli settori di attività economica si osserva che nel 2003 in agricoltura il valore aggiunto prodotto nell'area del sommerso economico corrisponde al 36,4 per cento, quello dell'industria al 10 per cento e quello dei servizi al 19,4 per cento.
A seguito delle correzioni effettuate, la quota di sommerso del 16,7 per cento è scomponibile in un 7,2 per cento dovuto alla sottodichiarazione del fatturato, ad un 7,6 per cento dovuto all'uso di lavoro non regolare e ad un 1,9 per cento derivante dalla necessità di riconciliare le stime dell'offerta di beni e servizi con quelle della domanda.
Il lavoro irregolare, che produce il 6,7 per cento del PIL costituisce il 13,4 per cento dell'occupazione totale espressa in unità di lavoro.
Sottolineo come il dato del 16,7 per cento del sommerso corrisponde al 36,4 per cento in agricoltura e a cifre che superano il 50 per cento in alcune province italiane.
Questo significa che, se il valore stimato complessivo dell'economia sommersa nel nostro paese fosse davvero del 30 per cento, ciò comporterebbe un dato per il settore agricolo del 70-80 per cento.
I tassi di irregolarità provinciale per settore di attività economica nel 2003 sono stati in parte presentati nel corso dell'audizione in Commissione bilancio.
Anche questi dati sono riportati con un intervallo minimo e massimo che, per l'agricoltura, arriva al 54,8 per cento.
L'economia sommersa sembra tutta concentrata nel sud, ma il fenomeno, anche nel settore agricolo, va diffondendosi.
Nel settore dei servizi, per esempio, il sommerso si estende a molte province del nord: sono convinto che questi nuovi dati consentiranno al Censis e ad altri istituti di ricerca di svolgere ulteriori analisi.
Le stime del sommerso economico effettuate dall'Istat con dettaglio settoriale e territoriale confermano: la notevole varietà settoriale (in alcuni settori dei servizi come ospitalità e turismo il sommerso è talvolta più concentrato al nord che al sud); la notevole variabilità territoriale; alcuni cambiamenti nei comportamenti delle imprese e dei lavoratori i quali, cambiando il mercato, usano forme di evasione diversificate, anche a seconda dei periodi di attività economica, come aveva già messo in evidenza l'analisi del Censis.
Concludo sottolineando come le stime effettuate dall'Istat appaiono sufficientemente affidabili e dettagliate da consentire ai ricercatori di svolgere le analisi che riterranno opportune e al Parlamento di pianificare gli interventi che valuterà necessari.