Attivitą del VAST
Politica industriale e ricerca italiana per lo spazio nel quadro della politica spaziale europea

Data:   10/06/2005
Luogo: Sala del Mappamondo, Palazzo Montecitorio




Desidero innanzitutto ringraziare il Presidente Tabacci, per l'organizzazione di questo seminario, che ha offerto a tutti noi l'opportunità di un aggiornamento completo su un settore di grande rilievo qual è quello spaziale. Lo ringrazio vivamente anche per l'invito a parteciparvi.
Sento di dover iniziare queste mie brevi osservazioni conclusive esprimendo un convinto apprezzamento per la qualità degli interventi di quest'oggi: i rappresentanti dei principali stakeholders del nostro Paese e l'autorevole rappresentante dell'industria francese ed europea ci hanno offerto con le loro analisi una panoramica ampia e approfondita, che non ha bisogno di integrazioni da parte mia.
Mi limiterò quindi ad alcune considerazioni di carattere generale stimolate da quanto è stato detto nel corso del seminario.
Prima tra queste, la conferma del carattere storicamente rivoluzionario che presenta l'accesso allo spazio. Non ci rendiamo ancora ben conto di quanto la possibilità di questo accesso costituisca un cambiamento straordinario del nostro modus vivendi, in tanti settori. Per la prima volta non siamo più "costretti" ad agire, a muoverci, a osservare, rimanendo sulla superficie della Terra, in un mondo, per così dire, bidimensionale. Abbiamo ora a disposizione una terza dimensione, la dimensione dello spazio. Ad esempio, questa dimensione consente oggi, come ci ha ricordato l'ammiraglio Leonardi, un'osservazione non intrusiva, dall'alto, particolarmente efficace, su qualsivoglia territorio in qualunque Stato del pianeta. E' un'opportunità formidabile, di cui i militari si sono immediatamente resi conto e di cui hanno fatto tesoro, come si è potuto recentemente constatare sia nella guerra nei Balcani sia in quella nell'Iraq.
Seconda considerazione: l'impegno finanziario, industriale e tecnologico necessario per accedere allo spazio è molto rilevante, ben superiore a quello realizzabile singolarmente da qualunque Paese europeo. Per noi quindi lo spazio ha necessariamente una dimensione sovranazionale europea. Lo hanno ribadito in tanti quest'oggi, da ultimo l'onorevole Cialente. La dimensione europea delle attività spaziali comporta la necessità di una piena collaborazione e armonizzazione nelle politiche spaziali dei singoli Paesi europei. Tutto ciò ha un costo, ma occorre procedere in questa direzione, come d'altra parte abbiamo sempre fatto finora.
Esistono certamente, Presidente Tabacci, problemi a livello europeo. Dopo le bocciature nei referendum francese e olandese sembra per il momento bloccato il processo di approvazione del trattato costituzionale europeo, che con l'esplicito cenno alla politica spaziale europea contenuto, avrebbe certamente dato ad essa un forte impulso. Ciononostante non vi sono dubbi circa la necessità di proseguire nello sviluppo della collaborazione tra i Paesi dell'UE nelle attività spaziali e nella ricerca spaziale, in pieno accordo con l'ESA.
Sono sicuro che tale necessità sarà solennemente riaffermata nella Conferenza ministeriale ESA del 5 e 6 dicembre prossimi, chiamata ad approvare il primo European space program.
Un altro elemento che vorrei sottolineare riguarda il ruolo positivo svolto in questi anni dalla governance italiana, che è stata capace, in un settore di grande rilevanza, di svolgere una vera politica industriale. Fare politica industriale significa saper individuare per tempo obiettivi realistici di lungo periodo, saperli promuovere all'interno della macchina dello Stato in modo da garantire convinzione e unità di comportamenti, saperli tenere sempre presenti nelle trattative nazionali e internazionali, mantenerli senza incertezze e cambiamenti per un lungo periodo di tempo, riuscire a fare squadra con gli stakeholders per promuoverli e svilupparli. Nella nostra politica industriale spaziale siamo stati più vicini a questo comportamento ideale che non in qualunque altro settore industriale. Ciò è potuto avvenire soprattutto per la continuità dell'azione svolta nell'ambito dei vari Governi in particolare da due Ministeri, il Ministero della Difesa e il Ministero della Ricerca, che sono riusciti ad assicurare al settore costanza di risorse e di indirizzi su un arco temporale ben superiore a quello di una legislatura, con un atteggiamento sostanzialmente bipartisan.
Non è un caso che Vega, nato come programma nazionale, sia oggi un programma dell'ESA, e che si sia riusciti a concepire e realizzare programmi complessi come Cosmo-SkyMed.
Il settore spaziale è uno di quei settori industriali caratterizzati da market failure, in cui cioè il mercato da solo non è sufficiente a sostenere l'industria. In questi settori è indispensabile una specifica azione politica, che con oculatezza finanzi la ricerca e sostenga i programmi industriali. In questo settore siamo riusciti ad agire abbastanza efficacemente; non così è purtroppo successo in vari altri settori, ad esempio, nel settore dell'energia nucleare (dove la politica avrebbe potuto fare molto, se avesse saputo individuare e promuovere con fermezza obiettivi di lungo periodo, ma ha totalmente fallito). Mi sembra in sintesi che nella vicenda spaziale il denaro versato dal cittadino per sostenere i programmi di ricerca abbia un ritorno positivo.
Un'altra considerazione. Mi ha fatto molto piacere che nel corso del seminario sia emerso con chiarezza, in particolare negli interventi del professor Pistella, del professor Penazzi e dell'ingegner Felici, quanto sia "ricca" dal punto di vista tecnologico l'attività industriale per lo spazio: tra le tante specifiche tecnologie necessarie per le varie realizzazioni, tutte spinte ai massimi livelli (di sensibilità, di precisione, di affidabilità, di durata, eccetera) voglio qui ricordare la radaristica, le telecomunicazioni, la meccanica strutturale, i sistemi di propulsione, i sistemi di controllo automatico, la sistemistica. Si tratta di tecnologie che hanno possibili applicazioni in tanti altri settori oltre a quello spaziale: lo sviluppo del settore spaziale determina perciò promozione tecnologica in comparti ben più vasti. L'effetto non è facilmente quantificabile, ma è tutt'altro che trascurabile. E va tenuto presente nel valutare complessivamente il ritorno di un grande investimento pubblico nel settore dello spazio.
Oggi sono stati illustrati nello specifico alcuni aspetti dell'impegno nel settore spaziale, a partire dall'applicazione GMES.
L'ingegner Bruzzi dell'ESA ha presentato i risultati prodotti dall'attività del satellite Envisat, che sfrutta un apparato tecnologico maturo e ricco di possibilità di applicazioni concrete immediate. Immagino dunque quanto si potrà fare tra poco tempo con Cosmo-SkyMed - progetto nel quale abbiamo raggiunto una posizione leader non solo al livello europeo ma mondiale - appena saranno disponibili i quattro satelliti concepiti con una ampiezza di visione tecnologica entusiasmante, ben illustrata in questa sede.
Per quanto riguarda il programma GMES vari aspetti sono ancora da chiarire. Nessun dubbio sul grado di maturità raggiunto dalle tecnologie di osservazione della Terra. Manca ancora, invece, una adeguata definizione di importanti elementi organizzativi del programma.
Alcuni prospettano per il programma GMES la costituzione di una struttura autonoma di governance, con propria sede e burocrazia. Mi sia consentito di esprimere in proposito una esplicita riserva: non vorrei che accadesse in questo programma quanto sembra stia avvenendo con lo European Research Council, per cui al momento sono ritenuti indispensabili 750 addetti ( per amministrare la distribuzione di circa un miliardo di euro l'anno). L'Europa non deve caricarsi di burocrazia. Anche il programma GMES dovrà svilupparsi secondo il principio di sussidiarietà, avendo particolare cura di non espandere eccessivamente la struttura centrale.
Sempre per il programma GMES, oltre agli aspetti di security relativi al progetto Cosmo (attualmente all'attenta valutazione del Ministero della Difesa), è da risolvere il problema della commercializzazione dei servizi (di misura ed analisi dei dati misurati) di interesse delle Amministrazioni centrali, in particolare dei Ministeri dell'Ambiente, delle Politiche agricole e forestali e dell'Interno, nonché della Protezione civile. Al riguardo va sviluppata all'interno di queste Amministrazioni (nonché tra il pubblico) una tempestiva azione di informazione delle straordinarie conoscenze ottenibili con il monitoraggio satellitare.
Un altro punto di estrema importanza messo in evidenza nel corso del seminario è quello dei lanciatori, componente ovviamente fondamentale per accedere allo spazio.
Mi ha fatto molto piacere che nel suo intervento l'ing. Michel Doubovick di Arianespace abbia posto l'accento sull'importanza di mantenere nell'industria europea dei lanciatori, un'industria sostanzialmente monopolistica nel nostro continente, una ragionevole competitività e mi è parso molto opportuno il richiamo fatto alla necessità di una forte standardizzazione di prodotto. In questo modo la struttura industriale che produce i lanciatori potrà essere mantenuta vitale in Europa, avendo come principale prodotto fino al 2020 gli attuali vettori Ariane. Con tutta evidenza nei responsabili di questa industria risulta esservi una adeguata consapevolezza della limitatezza del mercato dei lanciatori e della necessità di procedere con politiche industriali tese al risparmio. Dopo il 2020 si penserà a lanciatori di nuova generazione.
In conclusione, il quadro delle attività spaziali emerso nel dibattito odierno (che andrebbe integrato approfondendo aspetti oggi poco toccati, quali il progetto Galileo e la ricerca) presenta una prevalenza di aspetti positivi. L'azione del nostro Paese appare abbastanza unita (con un ragionevole allineamento delle decisioni industriali alle politiche governative). La presenza dell'Italia risulta autorevole sia nel contesto dell'UE, sia in quello ESA (dove siamo il terzo Paese contributore, dopo Francia e Germania), sia nel fondamentale rapporto bilaterale con la Francia, sia nei rapporti con vari altri Paesi (quali in particolare USA, Russia e Argentina, con cui sono in atto importanti collaborazioni bilaterali). Un'ultima osservazione: stiamo operando con uno spirito bipartisan, il che assicura continuità alle nostre linee politiche e garantisce stabilità per il futuro.