Attivitą del VAST
Politica industriale e ricerca italiana per lo spazio nel quadro della politica spaziale europea

Data:   10/06/2005
Luogo: Sala del Mappamondo, Palazzo Montecitorio




Tralascerò di delineare il quadro europeo che è già stato sufficientemente affrontato negli altri interventi.
Il settore spaziale europeo vive da anni un momento di profonda crisi, le cui maturazioni sono state ricordate dallo stesso Presidente Tabacci.
Eppure qualcosa si sta muovendo e nel corso dell'anno ci aspettano appuntamenti importanti.
Dopo gli interventi degli addetti ai lavori, la politica - il legislatore e il Governo - deve a sua volta porre la questione della posizione dell'Italia in un contesto che ha molte ombre ma anche alcune luci, così da offrire al nostro paese un'opportunità e valorizzare meglio di quanto non sia accaduto finora il proprio ruolo nel quadro europeo.
Appare del tutto evidente l'assoluta necessità di delineare una rinnovata strategia del nostro Paese per affrontare l'attuale livello del dibattito spaziale europeo. In altri termini occorre assicurarci la capacità di incidere sugli eventi, sulla loro direzione, con azioni politiche, istituzionali, diplomatiche ed industriali, coerenti e coordinate come compete ad un sistema Paese efficace.
La mancanza di una visione nazionale dello spazio, che è compito del Governo emanare, per poi vigilare che venga concretamente attuata dall'ente governativo preposto, vale a dire l'ASI, potrebbe altrimenti favorire scelte involutive e al massimo di piccolo cabotaggio che, pure, in alcuni momenti sembra siano state paventate da settori del sistema italiano sia della ricerca sia dell'industria spaziale.
Mi chiedo se non sia necessario oggi un maggior coordinamento delle iniziative di interesse spaziale tra pezzi diversi dell'amministrazione dello Statao.
Mi auguro che il lavoro del Ministero della difesa, presso il quale si sta redigendo il Piano spaziale della difesa, veda la collaborazione e lo scambio con l'ASI, che sta a sua volta definendo il nuovo Piano spaziale nazionale. Il coordinamento tra varie autorità di Governo interessate alla materia spaziale, per il suo carattere strategico, non dovrebbe più risolversi attraverso comitati interministeriali un po' burocratici.
Nasce da qui l'esigenza, tradotta in tre proposte di legge in corso di discussione presso la Commissione attività produttive della Camera, di portare la responsabilità politica dell'indirizzo del settore spaziale sotto l'autorità della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Diverse sono le proposte che desidero evidenziare per rilanciare il ruolo e l'immagine dell'Italia spaziale in Europa.
Ritengo innanzitutto necessario rilanciare il ruolo italiano in Galileo, con l'obiettivo di basare in Italia il centro di controllo di programma, a compensazione dei deludentissimi risultati, poc'anzi ricordati, nella battaglia per la leadership del programma per la quale, pure, eravamo ben preparati, disponendo di una struttura pressoché unica come quella del Fucino.
Per fare questo è però necessaria delineare una precisa strategia e poi perseguirla.
Gli strumenti finanziari sono già disponibili e sono quelli della legge n. 10 del 2001, per i quali la Commissione attività produttive nel novembre 2004 ha espresso un parere favorevole, articolato e motivato sul decreto di assegnazione delle risorse all'ASI.
Purtroppo, a quel che mi risulta, il decreto non è stato ancora emanato dal Governo e questo ritardo ritengo che danneggi ulteriormente il nostro sistema industriale.
Un'iniziativa collegata, ad incidere sugli stessi fondi, è quella del "Galileo test range", che sta portando avanti il distretto aerospaziale nazionale del Lazio e che potrebbe sia contribuire all'attività di ricerca e sviluppo del programma, sia andare a beneficio di un settore fondamentale del settore industriale, vale a dire le piccole e medie imprese spaziali italiane che iniziano ad impegnarsi nelle attività dell'indotto e dei servizi.
Occorre in secondo luogo assumere un ruolo centrale nel programma GMES, come è stato più volte ricordato, e più in generale nei programmi europei di osservazione della terra.
Anche per questo obiettivo bisognerà dotarsi di una strategia nazionale preparandoci ad investire adeguatamente. Come terza potenza spaziale in Europa abbiamo tutte le carte in regole per preporre un nostro ruolo centrale in un settore importante analogamente alla Francia e alla Germania per altri settori.
Abbiamo a disposizione assets importanti come il progetto Cosmo SkyMed ed i centri di raccolta e di elaborazione dati di Matera e di Frascati, il centro di ricerca di Ispra.
Occorre altresì sostenere il ruolo dell'ESA come agenzia dell'Europa anche nello sviluppo dei programmi applicativi.
Come è stato ricordato, si tratta di un momento particolare che vede anche una sorta di crisi di identità da parte della stessa ESA. La garanzia dei nostri interessi nazionali si basa su due pilastri delle regole dell'ESA: il principio del giusto ritorno e la geometria variabile dei programmi applicativi.
Rispetto al dibattito sui principi della nuova politica spaziale europea in discussione nello Space Council credo sia utile ricordare che la dimensione degli investimenti necessari alle attività spaziali non consente a nessun paese europeo la massa critica per fronteggiare le sfide che si pongono nel settore. Solo la dimensione europea può quindi consentire una dimensione adeguata.
È un dato di fatto che i riassetti della industria europea hanno portato a configurare due grandi raggruppamenti industriali spaziali: da un lato Alcatel e Finmeccanica e dall'altro EADS Space. Non è il momento né la sede per analizzare se come si sarebbe dovuto e potuto fare di più e meglio per il posizionamento della nostra maggiore industria spaziale nell'ambito di questa alleanza.
Come il Presidente Tabacci ricorderà il dibattito ha coinvolto ampiamente il Parlamento.
Ho tuttora presente la grave preoccupazione tanto del mondo industriale quanto di quello sindacale su tale vicenda, ma desidero qui solo ribadire alcuni principi.
L'industria spaziale è un'industria strategica, anche ai fini della sovranità, per il Paese.
Costituisce un patrimonio irrinunciabile in vista del ruolo crescente e fondamentale dello spazio nelle attività di sicurezza civile e strategica e di difesa nazionale.
La scelta europea, nell'attuale contesto, è a mio avviso inevitabile ed opportuna anche rispetto a potenziali alleanze transatlantiche, che vanno comunque sempre ricercate nell'ambito dei nuovi assetti basati su un solido ancoraggio europeo.
Per le suddette ragioni, il Governo deve garantire un'azione continua di vigilanza degli accordi industriali ed intervenire a difesa del ruolo nazionale nell'alleanza industriale, soprattutto nei prossimi anni, quando alcuni programmi che oggi sono la missione delle nostre aziende potrebbero giungere a termine.
Ritengo, infine, necessario guardare a programmi sostenibili di mobilizzazione dell'innovazione e della crescita tecnologiche e industriale anche nel settore spaziale; dovremmo anche trovare il coraggio di cominciare a ragionare su investimenti pluriennali di medio periodi (5-10 anni) invece della prospettiva annuale o triennale attuale, troppo limitante per il settore.
Concludo sottolineando che purtroppo negli ultimi anni l'industria spaziale italiana forte di una grande storia di quarant'anni, che ho imparato a conoscere e a rispettare, ha perso oltre mille addetti, pari a circa il 20 per cento della sua forza produttiva, dissipando saperi, competenze e passioni.
Dobbiamo ripartire, consolidarci e rafforzarci, recuperando una visione strategica della nostra politica spaziale, un nuovo slancio propulsivo, ricco di progetti, di mobilizzazione di programmi e di risorse finanziarie, che io ritengo già oggi vi siano, seppure ferme e che rappresenterebbero invece un'iniezione di fiducia al sistema.
A questo mi piace aggiungere la riflessione circa la necessità che il Paese avvii uno sforzo per rinnovare nei nostri giovani la vocazione a cimentarsi in questo campo di ricerca ed applicazione, un settore che ritengo destinato a divenire vitale per il nostro paese e per la nostra idea di Europa.