Attivitą del VAST
Politica industriale e ricerca italiana per lo spazio nel quadro della politica spaziale europea

Data:   10/06/2005
Luogo: Sala del Mappamondo, Palazzo Montecitorio




Prospettive per l'indipendenza europea nel settore dei lanciatori spaziali. Contributo della partecipazione italiana: dopo Ariane 5 il piccolo lanciatore VEGA

Vorrei fare alcune premesse di carattere generale in merito ai concetti di trasporto spaziale e di autonomia. Innanzitutto con il termine "trasporto spaziale" si vuole indicare un'ampia gamma di sistemi per l'accesso allo spazio fornita a tutti gli operatori e in tutte le accezioni di uso (pacifico) e di dimensione del cosiddetto "payload" o carico pagante.

La disponibilità di un sistema di trasporto spaziale nasce dal possesso/dominio delle sue tecnologie "abilitanti" : essenziali quelle della propulsione, delle strutture, della elettronica di guida e controllo ed in generale la capacità di integrazione e gestione di sistemi complessi.

La questione dell'indipendenza Europea, che è un fatto strategico e inderogabile ai fini del libero utilizzo dello spazio, è inevitabilmente legata ai mezzi che ne permettono l'accesso primario: i lanciatori.

A questo punto la domanda è: nel quadro odierno che, nonostante le nuove frontiere del GMES (Global Monitoring Environmental System) e della Sicurezza, ha visto pesantemente ridimensionato il mercato dei satelliti commerciali, quale scenario è possibile per il settore dei lanciatori in Europa ?

Quali sono gli obiettivi chiave che i piani strategici industriali e istituzionali del settore si debbono porre per affrontare il medio/lungo termine ?

Non dimentichiamo che l'accesso autonomo allo spazio influenza direttamente il posizionamento dell'Europa sulla scena internazionale, come riconosciuto dalla UE che lo ha inserito tra le priorità Europee e quindi è indispensabile promuoverne il miglioramento.

Di conseguenza oggi siamo chiamati a decidere i programmi di lavoro per il futuro con grande attenzione, a garanzia della qualità del servizio e dei mezzi di lancio, ed al mantenimento delle relative infrastrutture di sviluppo e produzione e in particolare del know-how tecnologico specifico. Altrettanta attenzione è necessaria perché tali decisioni siano compatibili con le risorse nazionali disponibili per supportare il settore.

Se guardiamo al recente passato, in un quadro di riferimento mondiale, dobbiamo rilevare che nel campo dei lanciatori sono state prevalentemente affrontate e sviluppate, sicuramente ancora non completamente, solo tecnologie "convenzionali" di propulsori chimici e termodinamici.

Sistemi di lancio complessi, anche se solo parzialmente recuperabili, come lo Space Shuttle, sono entrati in crisi ancor prima per i proibitivi costi di funzionamento ed i crescenti rischi operativi ed anche per i tragici eventi che ne hanno funestato i voli.

Qual è dunque il modello di miglioramento che l'Europa dei Lanciatori può ragionevolmente prefigurare, in un clima di modesta crescita economica, e sempre tenendo conto che il settore dei lanciatori rappresenta comunque una "leva" in più per stimolare e consolidare lo sviluppo economico interno ?

Non è ragionevole inseguire, come forse è stato in passato, nuovi grandi ed ambiziosi programmi; a mio avviso giudicherei più propriamente il programma condiviso da ESA e da Arianespace come l'affermazione di una volontà di "continuare la strada tracciata", predisponendosi ad operare in una posizione di crescente autorevolezza, ma ricercando nel contempo il miglior equilibrio di funzionamento con la realtà emergente, sia essa in termini di domanda che di consolidamento tecnologico ed industriale.

Cosa significa questo quadro ? Significa che oggi anche nello spazio dobbiamo "stare con i piedi per terra".

Vale a dire che l'Europa dei lanciatori spaziali, ancora prima di affrontare sfide avveniristiche progettando vettori riutilizzabili, che entreranno in servizio tra vent'anni, deve impegnarsi a salvaguardare se stessa e le proprie capacità (tecnologie e strutture), consolidandosi nel prossimo decennio attraverso una politica "di piccoli passi", concretamente mirati a una maggiore specializzazione dei propri mezzi ai fini della migliore funzionalità e adattabilità alle esigenze dell'utenza sia istituzionale che commerciale. In questo contesto non è irrilevante la ricerca di un recupero di competitività economica, anche se è del tutto inappropriato il raffronto con realtà operanti in regimi di economia fuori mercato.

In ogni caso lo scenario precedentemente indicato, lascia comunque aperti temi di R&S a più lungo termine, mirati a sistemi di nuova generazione, che possano avvalersi di concetti altamente innovativi. Le nuove frontiere tecnologiche produrranno verosimilmente forti elementi di discontinuità dagli attuali schemi di concezione e realizzazione, contribuendo alla messa a punto di sistemi profondamente diversi, e si auspica più largamente confacenti alle accresciute necessità dei tempi.

L'approccio che abbiamo indicato per il breve termine può apparire limitativo e persino modesto, ma sicuramente garantisce la prudenza necessaria a permetterci di consolidare e presidiare gli "assets" del settore, traghettandoli attraverso una fase di transizione, in modo compatibile con le risorse disponibili e altrettanto efficacemente ancorata alla realtà.

Non ci mancheranno comunque gli stimoli al miglioramento, poiché possiamo ragionevolmente stimare che la propulsione chimica resterà ancora per più di un decennio l'asse portante dei sistemi di trasporto spaziale.

Riassumerei i concetti precedentemente espressi come segue:
- per assicurare l'Accesso allo Spazio per tutte le sue molteplici forme di utilizzo, è imperativo che l'Europa disponga di una solida base di competenze e di capacità tecnologiche e industriali
- supportato da questa base, deve essere operante un sistema di lancio "completo", cioè in grado di soddisfare tutte le necessità delle missioni prevedibili di interesse scientifico, commerciale, o strategico (controllo, esplorazione, ecc.)

A fronte di quest'ultimo principio possiamo collocare l'allargamento della gamma di lanciatori di cui Arianespace potrà avvalersi ad iniziare dal 2008: vale a dire SOYUZ e VEGA.

Il primo: SOYUZ, nato in un quadro di cooperazione internazionale con la Russia, costituisce un elemento di supporto ai lanci Ariane 5, al fine di permettere una maggiore flessibilità attraverso la allocazione di lanci singoli a fronte di missioni gestibili.

In termini operativi, SOYUZ garantisce prestazioni e costi interessanti, e nel contempo un'elevata affidabilità, risultante dalla grande esperienza russa nel settore; di fatto non potrà in alcun modo sostituire Ariane per quelle missioni altamente energetiche, o che impegnino aspetti di valore politico/strategico.

Rimarrà pertanto un valido supporto alla gestione operativa di Arianespace, disponibile fintanto che gli accordi stipulati ne permetteranno l'acquisizione a costi competitivi. In questo scenario SOYUZ rimane quindi un mezzo strumentale alla stabilità economica dell'operatore, che sicuramente amplia i rapporti bilaterali e le possibili collaborazioni con la Russia, ma che di per se stesso non contribuisce all'evoluzione del sistema di trasporto Europeo.

Per contro, quando SOYUZ opererà da Kourou, converrà domandarci quale potrà essere l'interesse industriale concreto e durevole nel tempo per l'Europa.

A nostro avviso la stessa indicazione di "supporto" alla missione dovrà applicarsi per SOYUZ nei confronti di VEGA; questo per chiarire da subito il carattere prevalente delle missioni VEGA nel suo dominio L.E.O. (Low Earth Orbit), e risolvere a priori le possibili sovrapposizioni e/o conflittualità nell'assegnazione dei carichi paganti tra SOYUZ e VEGA.

Parliamo ora di VEGA. Lo sviluppo di questo piccolo lanciatore destinato a missioni per lo più scientifiche e istituzionali, è entrato quest'anno in una fase cruciale, non solo dal punto di vista della sua realizzazione, ma anche e soprattutto per i passi istituzionali che saranno necessari al suo ingresso formale nel sistema, permettendone la produzione, la commercializzazione ed il lancio dalla base di Kourou.

VEGA è il frutto di un grande impegno italiano, e vorrei sottolineare in particolare (contrariamente a quanto fatto per Ariane) gli investimenti effettuati in proprio dalla industria del settore, che pertanto ha grandi attese in merito al successo del progetto.

In questo processo di attribuzione al sistema, nel caso di VEGA, andrà certamente preservata la natura prevalentemente "europea" a leadership italiana della sua concezione e realizzazione, dovranno essere esaltati i contributi di innovazione tecnologica e di supporto alla evoluzione del sistema di trasporto spaziale europeo; dovrà essere giustamente sancito un adeguato affiancamento e integrazione operativa con il programma Ariane 5.

Tutto ciò premesso vorrei sottolineare l'apprensione che l'industria oggi vive nell'attesa di vedere risolti quanto prima dalle istituzioni competenti alcuni temi fondamentali.

Mi riferisco alla necessità di dare una soluzione non solo consona, ma altrettanto tempestiva alla collocazione di VEGA nel sistema operativo di lancio europeo.

Riteniamo di avere concepito e gestito il progetto VEGA con connotazioni di discontinuità dal sistema organizzativo Ariane: snellezza e flessibilità delle nostre strutture e impegno sul conseguimento dei target di costo e prestazione a fronte di un budget quanto mai limitato e soprattutto congelato, sono elementi forzanti ed innovativi che non possiamo dimenticare.

In questo scenario di risorse limitate, in cui l'industria italiana si confronta con obiettivi tecnici ed economici già di per se stessi assolutamente sfidanti, in un ruolo di sistemista mai affrontato in precedenza, sarebbe tragico perdere quegli appuntamenti che dovrebbero permettere alle attività del programma di procedere senza soluzione di continuità.

Forse è opportuno ricordare che proprio in questo periodo le aziende coinvolte nel progetto si apprestano ad avviare la fabbricazione della parti a lungo ciclo per le prime unità di volo, e poiché è l'industria che si fa carico di finanziare interamente la 1^ unità di volo, è assolutamente indispensabile che gli schemi di funzionamento del programma di produzione siano assicurati dagli accordi a livello intergovernativo e tra le Agenzie dei Paesi partecipanti.

D'altro canto, anche e soprattutto nel settore dei lanci spaziali il "time-to-market" è un concetto inderogabile: noi vogliamo che VEGA rappresenti un "nuovo campione" di "rapido accesso allo spazio"; e ciò deve valere non soltanto per l'industria nei processo di fabbricazione dove i "lead time" sono stati drasticamente ridotti, ma è fondamentale che la stessa sensibilità sia presente a livello politico ed istituzionale per concludere nei tempi dovuti gli accordi necessari sotto l'aspetto giuridico-legale ed assicurativo ai fini di poter operare i lanci di VEGA.

Uno scenario che veda ritardare la messa in sicurezza di tali presupposti non sarebbe più sostenibile dall'industria nell'ambito delle risorse a oggi disponibili; infatti è verosimile che il clima di incertezza che si verrebbe a creare produrrebbe ripianificazioni e ritardi contrari al miglior utilizzo delle strutture industriali già operanti, causando al programma VEGA sovraccosti insostenibili.

Per VEGA possiamo indicare quindi le seguenti linee guida:

- Deve essere affrontato da subito il problema della Responsabilità Internazionale per i lanci VEGA e condiviso il Protocollo per la Produzione in ambito Europeo (questo è un significativo segnale di leadership dell'Italia sul programma.
- Deve essere impegnato alla Conferenza Interministeriale di Dicembre il programma di accompagnamento al consolidamento alla produzione, VERTA', programma formulato e sottoposto alle valutazioni delle Delegazioni degli Stati Membri in ESA.
- Devono essere intraprese a livello nazionale tutte le attività di Ricerca e Sviluppo necessarie a garantire che l'evoluzione futura del Lanciatore VEGA sia adeguatamente e tempestivamente adattata alla domanda.