Attivitą del VAST
Politica industriale e ricerca italiana per lo spazio nel quadro della politica spaziale europea

Data:   10/06/2005
Luogo: Sala del Mappamondo, Palazzo Montecitorio




Grazie Presidente. Svolgerò il mio intervento soffermandomi in particolare su tre punti principali in relazione al GMES: lo stato e la maturità del programma di Osservazione della Terra; come si costruisce il sistema GMES; qual è il ruolo svolto dal nostro Paese.
Siamo in presenza di una tecnologia matura: oltre 40 anni di esperienza con risultati stupefacenti in campo sia scientifico, sia in quello delle applicazioni (l'Europa ha lanciato il primo satellite geostazionario Meteosat nel novembre 1977) hanno posto l'Europa, ma anche l'Italia, in una posizione di leader in diversi settori: meteorologia, satelliti, osservazioni radar - ove, con i canadesi, l'Italia è leader mondiale - tecniche laser, interferometria per lo studio dell'atmosfera (strumenti atmosferici di capacità straordinaria volano attualmente sul satellite Envisat).
L'Europa è anche in una posizione di leader per lo sfruttamento scientifico di queste missioni e per lo sviluppo di applicazioni operative.
Lo scorso autunno si è svolto un congresso a Salisburgo per presentare i risultati dei primi due anni di operazioni del satellite Envisat, un modello di satellite che non sarà più riprodotto in futuro con le stesse caratteristiche, essendo un satellite di enormi dimensioni (8,7 tonnellate). Questo satellite ha tuttavia il pregio di essere in piena attività, disponendo di 9 su 10 strumenti a bordo ancora in funzione, ed in grado di fornire risultati importanti su tematiche come il cambiamento climatico, lo studio dell'atmosfera e dei ghiacci polari, l'oceanografia e la tettonica delle placche.
Non mi soffermerò su questioni analitiche come le misure del sollevamento della superficie del mare e delle variazioni della temperatura della superficie marina, derivanti da dati costruiti a livello Europeo con la collaborazione delle agenzie nazionali negli ultimi 15 anni, dal lancio di RS1 nel 1991 e per i quali rimando alle slides della relazione scritta.
Va detto che oggi con gli strumenti disponibili su Envisat possiamo ottenere risultati sulla polluzione atmosferica, sulla presenza delle diverse componenti di inquinamento negli strati dell'atmosfera e sulla loro evoluzione nel corso degli anni. Siamo stati in grado di studiare la riduzione dei ghiacciai in Antartide, non sappiamo ancora se temporanea o definitiva. Sempre sull'osservazione del livello del mare satelliti europei hanno completato le serie di misure locali fornite dalle boe e dalle stazioni di controllo costiere con dati globali che pongono questioni che dovremo risolvere a livello scientifico nel corso dei prossimi anni.
Stiamo assistendo al sorgere di una serie di applicazioni pre-operative e, in parte, operative, in cui l'Europa, sfruttando le tecnologie sviluppate negli ultimi decenni, sta assumendo una posizione di leader al di là del settore tradizionale della meteorologia. Mi riferisco, in particolare: alle previsioni degli indici degli ultravioletti, pubblicate regolarmente da centri specializzati; alle osservazioni degli uragani, degli incendi boschivi, di movimenti del terreno nelle zone urbane; al monitoraggio delle tracce di petrolio sulla superficie del mare.
Un progetto co-finanziato da ESA e Commissione Europea ha consentito di lavorare con Ispra per la fornitura in tempi bravi di cartografie aggiornate delle zone colpite dallo tsunami. A proposito dei movimenti del terreno nelle zone urbane, sappiamo che la costruzione, a Londra, della nuova linea metropolitana ha provocato cedimenti del terreno rivelati dal satellite ancor prima che venissero segnalati dall'osservazione in loco; i movimenti dell'Etna sono stati monitorati con l'interferometria, una scoperta della scienza italiana.
I servizi, dunque, esistono già e non siamo solo in una fase pre-operativa. Quasi senza che ce ne accorgessimo l'osservazione della terra è passata nel giro di un decennio da una situazione di ricerca e sviluppo di prototipi di applicazioni ad una fase operativa in una serie di settori.
Nell'ambito della necessaria ridefinizione dei bisogni della società europea l'Osservazione della Terra e il sistema GMES possono dare il loro contributo.
Proprio la definizione di queste soluzioni rappresentano il cuore del progetto.
GMES può fornire un contributo significativo per garantire l'indipendenza dell'Europa sulle sorgenti di dati alla base dei servizi e porla nelle condizioni di svolgere un negoziato paritario con gli altri partner internazionali e conquistare e mantenere una posizione di leadership.
Spesso si parla di prototipi e di possibilità per gli anni a venire, ma i servizi esistono già. L'Italia e gli altri paesi membri dell'Unione hanno già finanziato con oltre 200 milioni di euro di stanziamenti lo sviluppo di servizi pre-operativi.
L'industria dei servizi è pronta e quella spaziale può già fornire le infrastrutture: non è il caso di attendere miracoli nei prossimi 5 anni perché possiamo darci subito da fare. Entità utilizzatrici sono coinvolte in tutti i progetti, nostri e della Commissione ed altri sono in via di predisposizione. Il minimo che possiamo fare è non arrestare il processo in corso, ma aiutarlo ove possibile.
All'ESA, conoscendo i tempi critici dello sviluppo delle infrastrutture spaziali, ci siamo lanciati con un certo anticipo negli studi preparatori per la componente spaziale di GMES.
L'Europa spende infatti attualmente nelle infrastrutture in situ per la sorveglianza ambientale tra 4 e 8 miliardi l'anno.
L'ESA lavora con le agenzie spaziali nazionali per definire come mettere a disposizione di GMES tutte le risorse che l'Europa sta sviluppando a livello nazionale ed europeo. In questo panorama di satelliti esistenti e in via di sviluppo abbiamo identificato alcune mancanze e cerchiamo (è questo l'oggetto della proposta di cui ha parlato Saggese per la conferenza ministeriale di dicembre) di individuare gli elementi necessari ad assicurare la continuità dei dati.
Nessun utente è infatti disposto ad impegnarsi a modificare le proprie metodologie o adottare nuove tecnologie in assenza di una garanzia che il nuovo supporto sarà disponibile con continuità.
Nel caso della misurazione del livello del mare effettuate con gli altimetri, per esempio, la serie franco-europea continuerà con Jason 2 a partire dal 2006 ma ha un "buco": si trova in un'orbita relativamente equatoriale e necessita di osservazioni complementari a livello polare. Lo stesso vale per ERS 1, ERS 2 e Envisat: costituiscono in certi settori una serie di dati ininterrotta a partire dal 1991; Envisat è stato lanciato nel 2002 e pensiamo che comincerà a diminuire progressivamente le proprie prestazioni a partire dal 2007-2008, per cui occorrerà predisporre la sua successione.
L'ESA coopera poi con Eumetsat, l'organizzazione europea per i satelliti metereologici, componente essenziale del progetto GMES. Sono stati preparati 5 tipi di nuovi satelliti (c.d. Sentinelle) da iniziare a sviluppare, complementari a tutti i programmi sviluppati in ambito europeo e a livello nazionale da Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna.
Quanto alla collaborazione internazionale, è noto il patto di ferro tra le agenzie spaziali con la partecipazione delle agenzie di protezione civile dei vari paesi per l'uso dei dati spaziali in caso di disastri naturali o meno. Il centro di coordinamento si trova a Frascati, all'Esrin.
GMES porrà l'Europa ad un livello di parità di negoziato con gli altri partecipanti al GEOSS (Global earth observation system of systems) il cui piano di realizzazione è stato approvato a febbraio a Bruxelles.
È stato ricordato il ruolo importante dell'Italia nello sviluppo delle "sentinelle", ossia i satelliti che riempiono alcune mancanze nell'infrastruttura spaziale.
Un ruolo significativo è ricoperto dal nostro paese anche nel settore dell'acquisizione, trattamento e sfruttamento dei dati, non solo per i due centri di Esrin e Matera, ma anche perché l'industria italiana ha buone possibilità per lo sviluppo e commercializzazione delle stazioni di terra.
Esiste anche un ruolo della ricerca scientifica associata alle tematiche GMES: università, centri di ricerca e scienziati italiani sono presenti in tutti i settori.
L'industria italiana è altresì presente nell'ideazione, nello sviluppo e nelle applicazioni operativa e commerciale di servizi come l'interferometria radar, che permette di valutare le variazioni di livello dell'Etna o i cedimenti del suolo nelle zone urbane.
Come pPaese abbiamo infine creato e pianificato lo sviluppo delle tecnologie associabili a GMES, che non è tuttavia l'unico obiettivo, ma rappresenta una opportunità unica per cercare di assumere una posizione leader nell'osservazione della Terra a livello europeo.
Grazie.