Attivitą del VAST
Politica industriale e ricerca italiana per lo spazio nel quadro della politica spaziale europea

Data:   10/06/2005
Luogo: Sala del Mappamondo, Palazzo Montecitorio




Sergio Vetrella, Presidente dell'ASI.

Una delle problematiche fondamentali affrontate nell'ambito dell'ESA e della Commissione europea dal gruppo di lavoro che si sta occupando della definizione degli elementi fondamentali del programma spaziale europeo è quella dell'individuazione dei diversi ruoli dell'Agenzia e della Commissione per evitare inutili duplicazioni e sovrapposizioni di competenze, tanto più alla luce del recente ingresso nella Commissione di molti altri paesi con aspirazioni e competenze spaziali, che ha inevitabilmente comportato un'ulteriore diversificazione delle impostazioni. La formula proposta dal nostro paese, che ha raccolto numerosi consensi, è quella di riconoscere due ruoli separati e distinti alla Commissione europea e all'Agenzia spaziale, laddove la prima ha il compito di definire di modelli e procedure a partire dalla conoscenza delle esigenze del cittadino europeo, mentre la seconda esercita la propria competenza in una fase iniziale di ricerca, come tale priva di obiettivi specifici in termini di applicazioni e servizi. I programmi obbligatori dell'ESA, per esempio, rientrano in questa prima area di competenza. La seconda fase del processo, quella dell'individuazione di nuovi sistemi spaziali per rispondere a esigenze del cittadino europeo, viene sviluppata dall'ESA e dalle agenzie nazionali per la risoluzione delle problematiche dei cittadini e richiede l'intervento del responsabile dell'utilizzazione. Il modello di gestione nel suo complesso va poi sottoposto ad una terza fase preoperativa, per la quale l'utente deve dimostrare un interesse reale partecipando al finanziamento dell'iniziativa in percentuale variabile a seconda della sofisticazione del sistema. La quarta ed ultima fase è quella dell'offerta, da parte di uno o più soggetti, pubblici o privati, di servizi e applicazioni.
Si tratta di un modello che evita la duplicazione di ruoli da parte dei diversi soggetti coinvolti dal momento che ciascuno assume posizioni e responsabilità ben definite. Si pensi, per esempio, al problema delle frane. Queste, per essere gestite, richiedono un modello logico basato su input precisi. Se si dimostra che taluni input possono essere forniti attraverso sistemi spaziali occorrerà una missione dimostrativa con la partecipazione dell'utente; si procederà quindi alla definizione di un progetto in cui tutto il modello di gestione delle frane sarà preso in carico con la partecipazione e il cofinanziamento da parte del soggetto responsabile del settore, cui seguirà l'attribuzione ad un soggetto pubblico o privato della gestione del servizio di protezione dalle frane.
Non si deve in alcun modo pensare che la Commissione europea debba duplicare al proprio interno le capacità di sviluppo di sistemi spaziali costruite negli anni con sacrificio o che debba finanziare autonomamente grandi infrastrutture aerospaziali.
Uno dei punti fondamentali della politica spaziale europea è la politica industriale. Esistono due diverse scuole di pensiero, che hanno alla base due diversi criteri: la competizione e il giusto ritorno. È nostra opinione che occorra tenere conto di tutti i paesi, anche piccoli, presenti in ESA e nella Commissione europea e che il principio del giusto ritorno seguito dall'ESA abbia dato e continui a dare buoni risultati.
In Italia si sono svolti workshop tematici che hanno portato alla consultazione di tutta la filiera nazionale per introdurre le diverse valutazioni nell'ambito dell'attività dell'Agenzia. Il processo di definizione del piano triennale di attività è stato approvato qualche mese fa ed inviato al soggetto istituzionale competente ed entro il mese di giugno sarà pronto il nuovo piano aerospaziale nazionale. Il criterio individuato nel piano triennale di attività per il comparto industriale e di ricerca è quello della chiusura del ciclo: si parte dagli obiettivi e, attraverso la realizzazione del programma si identificano i principali prodotti dei progetti, per ognuno dei quali si crea una road map di lanci e applicazioni di cui è a conoscenza tutta la filiera nazionale.
Il piano spaziale nazionale 2003-2005 si è basato su due buchi enormi: un residuo attivo di cassa (debito dello Stato nei confronti dell'ASI) di 800 milioni e una mancanza in termini di competenza di 500 milioni rispetto al Piano spaziale nazionale.
Alla luce dei notevoli investimenti nelle telecomunicazioni e della battaglia condotta per garantire all'Italia un ruolo di leadership in Galileo (è stata poi una scelta strategica quella di accettare la coleadership), un terzo settore in cui è importante investire è quello dell'ambiente, difesa e sicurezza mediante sistemi di osservazione della Terra. Nel piano triennale 2003-2005 e in quello successivo le attività di osservazione della Terra rivestono una certa rilevanza, ed è questo un dato importante in termini di politica industriale italiana. Si è infatti stipulato un contratto end to end per Cosmo SkyMed, la costellazione più sofisticata e complessa che esisterà nel mondo, prima prova di un progetto duale che ha garantito ad Italia e Francia un know how fondamentale in Europa. Graie ad un accordo con l'Argentina abbiamo anche portato quest'ultima a modificare la propria costellazione per renderla integrata con la nostra, acquisendo contestualmente l'esclusiva di tutti i dati (anche dei due satelliti argentini) su una porzione di Terra pari a circa il doppio dell'intera Europa compresa la Russia. Potremo così fornire prodotti e servizi integrando le bande X e L. Tra pochi giorni partirà poi l'unico esemplare al mondo di satellite bistatico interferometrico, che volerà in formazione con Cosmo, consentendo la visione tridimensionale ogni tempo e l'individuazione di spostamenti al millimetro al suolo. È già allo studio, con il Canada, la realizzazione di un satellite per spettrale ad alta risoluzione, e sta per partire un minisatellite ottico ad alta tecnologia ad altissima definizione.
La prossima settimana, a Parigi, sarà firmato l'accordo per un contratto di 32 milioni di euro per realizzare con Alenia Spazio, in Francia, la stazione di terra per l'acquisizione dei dati di Cosmo SKyMed, i sistemi di analisi e le applicazioni.
L'evoluzione tecnologica creerà maggiori potenzialità di satelliti della classe fino a 2 mila kg, per cui abbiamo difeso con grande determinazione, in sede ESA, l'attacco che ci è stato rivolto per evitare che Vega divenisse parte integrante della strategia dell'ESA. Oggi lo abbiamo ottenuto e in ESA esistono solo due lanciatori, Ariane e Vega. Abbiamo anche ottenuto la coleadership italiana per quanto concerne i futuri sistemi riutilizzabili (programma FLPP). Abbiamo poi fortemente voluto una leadership in Europa - che dovremo difendere e che sosteniamo con dialoghi diretti bilaterali con diverse nazioni tra cui gli Stati Uniti - nel progetto Aurora di esplorazione dell'universo, con una partecipazione del 46 per cento.
Abbiamo inoltre seguito un approccio di politica di sistema per fare in modo di dare al sistema Italia una sinergia di utilizzo dei propri prodotti ed una capacità di maggiore penetrazione del mercato internazionale: ove possibile cerchiamo di avere stazioni di terra, satelliti, lanciatori e basi di lancio. Per Cosmo SkyMed stiamo facendo partire applicazioni avanzatissime, abbiamo sviluppato stazioni di terra e satelliti e stiamo imponendo per i prossimi l'utilizzo di Vega; quanto alle basi di lancio le industrie italiane, anche con il nostro aiuto, sono riuscite ad ottenere il contratto per lo sviluppo della base di terra di Vega in Guyana.
Altri impegni sono rivolti a portare la filiera nazionale ad una maggiore integrazione tra grande e piccola e media industria, ad identificare anche per le PMI per quanto possibile prodotti con potenzialità di autonomia di mercato e a favorire lo sviluppo di prodotti a potenzialità a breve di mercato anche mediante cofinanziamento.
Per la politica della ricerca occorre una modulazione a fronte delle scadenze di volo per prestare maggiore attenzione alla finalizzazione dei prodotti e maggiori potenzialità per rispondere alle esigenze di innovazione dell'industria.
Quanto alla formazione, il consiglio di amministrazione dell'ASI ha deciso di dedicare almeno 1,5 milioni di euro l'anno a borse di dottorato di ricerca, integrate direttamente con i contratti.
Tra le azioni da portare avanti in ambito ESA e Unione europea segnalo infine il contributo per il consolidamento del mercato spaziale istituzionale europeo per ridurre la necessità di interventi di sostegno e perseguire l'eccellenza tecnologica nazionale.